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Siamo la generazione delle mamme insicure.

Le nostre nonne hanno cresciuto quattro, cinque, sei figli: avevano tra i 15 e i vent’anni e zero paranoie in tasca.

Poche ecografie, parto in casa senza epidurale/respirazione yoga/massaggio tantrico, e allo svezzamento del primo nel ventre già faceva le capriole una nuova vita.

Noi a trent’anni diventiamo madri e cominciamo a farci seghe mentali da quando quella linetta azzurra comincia a farsi più marcata.

Anzi, a pensarci bene, le prime paranoie ci aspettano al varco della farmacia, prima ancora di comprare il test, con tutti quegli “e se” tanto scomodi. E infine, quando quello stick ci conferma che sì, saremo mamme, o meglio… lo siamo già: apriti cielo.

Diventa fondamentale iscriversi a 1250 gruppi di sostegno per il Maternage, comprare 1000 libri sulla maternità, seguire documentari improbabili in TV prendendo appunti e stilando una lista delle 100 cose da comprare tassativamente entro il parto: le più importanti sembrano essere l’aspiramuco, un cuscino per l’allattamento riempito con chicchi di riso e una sdraietta ergonomica con luci stroboscopiche e sette velocità di oscillazione.

Basta fare un giro nei gruppi e nelle pagine dedicate ai bambini e alle loro mamme per incappare in centinaia di accorate richieste di aiuto: sono sempre le stesse e vanno dal classico “SOS! Perché mia figlia si sveglia appena provo a metterla nella culletta?” all’intramontabile “Ho appoggiato la punta della lingua su una cozza, se allatto mio figlio può prendere la toxoplasmosi e morire?”

Insomma, quanta a n s i a.

Quando basterebbe dire a tutte le mamme: oh, tranquilla, respira. E’ normale. Tutto quanto, è tutto nella norma sai, stai andando alla grande.

Per esempio:

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Tuo figlio è nato ieri, ma tu ancora non hai latte

E’ normale. La montata lattea può arrivare anche dopo 5-6 giorni. Non importa quante tisane o quanti integratori ti fai fuori: l’unico metodo infallibile per avere latte è permettere a tuo figlio di attaccarsi quanto più possibile, anche se questo significa fargli ciucciare il tuo capezzolo per ore.

Per qualsiasi altro dubbio, è consigliabile contattare una consulente della Leche League ed altrettanto raccomandabile ignorare ogni altro commento o consiglio non richiesto (ad esempio: la birra fa latte, il tuo latte non lo sazia, non hai abbastanza latte, ecc.)

Tuo figlio vuole stare sempre  in braccio

E’ normale. Il tuo bambino proviene da un posto caldo, accogliente, dove i rumori erano ovattati e i tuoi movimenti lo dondolavano dolcemente cullandolo per ore. E’ più che ovvio che cerchi il tuo calore, il tuo profumo per sentirsi a “casa” e ritrovare almeno una parte di quell’ambiente in cui ha trascorso nove mesi.

Ti senti triste e incapace

E’ normale. Il post partum è uno dei momenti più delicati di una donna. Gli ormoni, la stanchezza, la paura di sbagliare, i consigli non richiesti, le notti in bianco, i dolori dovuti ad eventuali punti: questa è solo una piccola parte di tutto ciò che ti trovi a dover sopportare. Datti tempo, sfogati con un’amica, dormi ogni volta che puoi.

Leggi “la rabbia delle mamme” di Alba Marcoli, ti sarà senz’altro di aiuto.

Tuo marito non ti capisce

L’uomo non capisce la donna nelle piccole cose quotidiane (presente “gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere“?) figurarsi in una fase così complessa come quella della maternità. Vive la gravidanza da spettatore, senza provare sulla sua pelle né i lati negativi (acidità, nausee, emorroidi, gonfiore e crampi alle gambe, insonnia, il parto) né quelli positivi (i primi movimenti nel pancione, la sensazione di onnipotenza nel sapere che dentro di te sta crescendo una vita, l’ossitocina e i suoi effetti…) e continua, nella maggior parte dei casi, a sentirsi estraneo per i primi mesi, a causa della naturale simbiosi che si viene a creare tra mamma e bambino. Non prenderla sul personale e sii aperta al confronto: digli apertamente di cosa hai bisogno, sfogati, rendilo partecipe di ciò che stai provando. Leggete insieme un libro, rispetta le sue opinioni, ritagliati 10 minuti per parlare di lui, di voi.

Leggete insieme: Besame Mucho di Carlos Gonzalez.

Tua figlia si sveglia appena provi a posarla nel lettino

E’ normale. L’imperativo biologico del tuo bambino è: sopravvivere. E da che mondo è mondo un neonato è al sicuro e si sente protetto solo se abbracciato e tenuto “addosso”. Il suo cervello gli ordina di reclamare la tua presenza, non lo fa perché “è furbo” o “viziato”, lo fa perché è la sua natura di mammifero, di cucciolo.

Lettura consigliata: E se poi prende il vizio? di Alessandra Bortolotti

Sei intollerante e nervosa

E’ normale. Come mamma sei perennemente sotto pressione. Ogni cosa che fai – o non fai – è oggetto di critica. Dove non arrivano le critiche degli altri arrivano le tue, perché una mamma è sempre severa con se stessa, sempre pronta a mettersi alla gogna. Hai poche ore di sonno e da quando sei madre hai messo da parte te stessa condividendo ogni spazio vitale ed ogni respiro con un altro essere, un piccolo meraviglioso “parassita” che pretende di starti tra le braccia anche mentre fai pipì o mangi. Devi ancora smaltire i chili della gravidanza e non vai dal parrucchiere da mesi: non stai bene con te stessa, non ti sentì bella, i primi mesi da mamma ti hanno di fatto abbrutita. La casa è un disastro e non riesci a cucinare, la pila dei panni da stirare si fa sempre più inquietante.

La soluzione è: farsi aiutare, in primis. Dalla mamma, dalla suocera, da una colf qualche ora a settimana. E poi, prendi le cose alla leggera, il disordine non ha mai ucciso nessuno, la privazione di sonno sì. L’esaurimento nervoso, anche.

Tuo figlio starebbe sempre attaccato al seno e poppa ogni mezz’ora

E’ normale.

Il latte materno si digerisce in venti minuti circa, essendo infinitamente più volte leggero di quello artificiale. In più lo stomaco di un neonato è piccolo: questo significa che è normale poppi poco e spesso.

stomaco neonato

Tuo figlio piange

E’ normale. E’ un neonato. Non può parlare, dedicarti una sonetto in latino o cantare un assolo. Può solo piangere. Perciò lo fa, perché ha caldo, sonno, fame, il pannolino bagnato, perché si annoia, perché è spaventato, perché ha un crampetto alla pancia.

Recitava, Alessandro Volta:

Piango fin che mi pare e piango più che posso.
Piango perchè non so parlare.
Piango per solidarietà con i miei amici.
Piango come piangono tutti i bambini del mondo.
Piango così qualcuno prima o poi verrà.
Piango perchè non so cosa fare.
Piango perchè sono stufo di guardare il soffitto bianco.
Piango perchè ho fatto tanta cacca.
Piango perchè ho caldo, perchè ho freddo, perchè sto bene, ma non voglio darvi la soddisfazione.
Piango non so perchè, ditemelo voi se lo sapete, oppure chiedetelo al pediatra che lui ha studiato.
Piango perchè per ora è la cosa che so fare meglio.
Piango perchè così creo un gran bel putiferio.
Piango perchè anche voi alla mia età piangevate.
Non ricordo più perchè ho iniziato a piangere, ma prima un motivo sono sicuro che c’era.
Ovviamente piango perchè ho fame e non arrivo ancora alla maniglia del frigo.
Dopo il pasto piango perchè ho mangiato troppo e ho l’aria nella pancia.
Piangere però non fa male, non si muore di pianto, anzi se non piangessi morirei.
Quando piango sono sicuro che vi ricordate di me e che state male per me.
In realtà io non piango mai per niente, quando piango è perchè voglio qualcosa e alla mia età i desideri e i bisogni corrispondono sempre.
Perciò non preoccupatevi troppo e sforzatevi invece di capire di cosa ho bisogno, così ci mettiamo tutti calmi e tranquilli.

Sei terrorizzata dalla SIDS

E’ normale, lo siamo state tutte. Tieni il bambino a dormire a pancia in su o di lato, stando attenta che non possa rotolare e finire a pancia sotto (io i primi mesi ho utilizzato questo cuscino). Tienilo vicino a te quando dorme. I casi di sids reperibili online hanno elementi comuni: bambini messi a dormire a pancia sotto e in culle in stanze diverse da quelle dei genitori.

Tuo figlio ha sette mesi e non gattona

E’ normale. Ci sono bambini che non gattonano affatto, come mia figlia. Non è essenziale gattonare e non è vero che se un bambino non gattona camminerà tardi, anzi: spesso è proprio il contrario.

Tuo figlio non vuole stare con il papà o i nonni e vuole solo te

E’ normale. Il periodo che segue la nascita del bambino prende il nome di  esogestazione, ha una durata di circa 9 mesi e rappresenta un proseguo naturale della gravidanza, nonostante il bambino adesso si trovi fuori dalla tua pancia. Tu e tuo figlio continuerete a vivere in simbiosi per diversi mesi e solo verso l’anno comincerà a realizzare che sei un’entità a sé stante, separata da lui. Per questo tra i 9 e i 12 mesi ogni bimbo vive generalmente una forte ansia da separazione, cercando ancora di più la presenza della mamma e rifiutando ogni altra figura di riferimento.

Lettura consigliata: Cosa è l’esogestazione / Ansia da separazione

Tuo figlio rifiuta le pappe e vuole solo il latte

E’ normale. Non c’è una legge che obblighi tuo figlio ad essere svezzato al compimento dei sei mesi di età (prima dei sei mesi è inoltre sconsigliato dall’OMS stesso). Se non è ancora pronto devi solo aspettare che lo sia. Continua a proporgli piccoli assaggi di cibo, fallo sedere a tavola con voi in modo che cominci ad interessarsi a ciò che mangiate, evita farine di mais, tapioca, omogenizzati e prediligi uno svezzamento naturale.

Lettura consigliata: Io mi svezzo da solo di Piermarini / Autosvezzamento.it, la community

Tuo figlio continua a svegliarsi di notte

E’ normale. Fino a 3-4  anni il ciclo di sonno di un bambino è diverso da quello di un adulto. La privazione del sonno è terribile, tutte le mamme ci sono passate. Resisti, passerà.

Lettura consigliata: Genitori di giorno e di notte, di Sears

Lettura da evitare come la peste: “Fate la nanna” di Estivill

Tuo figlio ha due anni e non parla

E’ normale. Parlerà. Ogni bambino ha i suoi tempi, non farti prendere dall’ansia e non confrontare i progressi di tuo figlio con quelli degli altri bambini: diamo a questi bambini il tempo di crescere, di essere piccoli, di fare un passo per volta, senza il nostro fiato sul collo.

Tuo figlio fa scene greche se provi a lasciarlo all’asilo

E’ normale. Fino ai tre anni un bambino non ha bisogno di socializzare e di giocare con i coetanei. Se non è pronto a farlo e vive male la separazione dalla mamma sarebbe giusto non forzarlo a meno che non sia strettamente necessario. Il più delle volte basta rimandare (ci sono bambini che a tre anni rifiutano l’asilo e a tre anni e mezzo non vedono l’ora di andare) o, perlomeno, dargli tempo per digerire la cosa. Scegli un asilo che ti permetta di fare un inserimento graduale, così che tu possa rimanere con tuo figlio i primi giorni, o lasciarlo solo per mezz’ora per tastare il terreno.

Tuo figlio sembra posseduto da un’entità soprannaturale da quanto urla e piange

E’ normale, tuo figlio cresce, divente combattivo e avanza diritti e pretese.  Questa strana malattia prende il nome di “crescita”, conosciuta anche come “terribili due”, terribili tre, terribili quattro… Fino ai terribili sedici dell’adolescenza, i peggiori.

Lettura consigliata: 12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino, perché il più delle volte basta cambiare il modo di interagire con il bambino per ottenere reazioni completamente diverse e fare leva sull’empatia.

Tuo figlio non mangia più niente

E’ normale. Tranquilla, non si lascerà morire di fame. Non commettere l’errore di dare al cibo una valenza emotiva sbagliata, premiando il bambino per farlo mangiare o, viceversa, punendolo se rifiuta il cibo. Il rischio è acutizzare ancora di più il problema e, ancora peggio, di stendere una base per disturbi alimentari futuri.

Lettura consigliata: Se il bimbo non mangia

E leggi anche il nostro articolo La sfida dei nove assaggi, magari trovi qualche spunto utile

Sei di nuovo incinta e tuo figlio si comporta in modo strano

Si fa la pipì addosso, vuole stare sempre in braccio, ti cerca in modo morboso, vuole dormire attaccato a te di notte. E’ normale. Può essere frustrante, demotivante, irritante: ma è il suo modo per cercarti, per avere conferma che sei ancora sua, che c’è ancora il suo piccolo pezzo di mondo. Devi solo accettare e coccolarlo quanto più possibile affinchè la regressione si risolva da sola, generalmente tra i 6/9 mesi dopo la nascita del fratellino.

Lettura consigliata: Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina di G. Cozza

…a volte vorresti scappare

E’ normale. Ogni mamma pensa alle fatidiche sigarette da andare a comprare, almeno una volta a settimana. Alcune mamme non lo ammettono, perchè mostrarsi fragili non è piacevole, a dire le cose come stanno ci vogliono le palle. Ma è tutto normale, è normale pensare che palle, sbuffare, urlare, chiudersi a chiave in bagno, piangere un po’, litigare con il marito – che passano i mesi e continua a non capire – sfanculare la suocera, sfanculare se stesse.

Va bene tutto, perchè poi la mattina dopo ci alziamo, e siamo di nuovo guerriere, ricomincia una nuova giornata e nessuna di noi ha abbandonato il fronte.

Alla fine dei conti…

Questo è quello che ho scoperto in questi primi tre anni e mezzo. La rivelazione più grande, però, rimane questa: tutto passa. Ogni cosa è una fase, a volte più intensa e complicata di quella che la precede o di quella che verrà, ma per quanto possa metterti alla prova, passerà. Tuo figlio dormirà tutta la notte, si staccherà dal seno, comincerà a camminare, sempre più veloce, sempre più lontano da te.

I nostri figli presto non saranno più bambini, ma noi rimarremo sempre mamme.

Insicure, imperfette e meravigliose mamme.

Com’è normale che sia.

 

scritto da
Conosciuta sul web con il suo nome da freelance “mascara design”, Sara è la UX designer di punta della società Your Inspiration. Una delle cose che più la fanno sentire viva sono le sfide: quella di creare un nuovo progetto nonostante le due pesti di casa (Noemi, 3 anni e Daniel, 7 mesi) è solo l’ultima della avventure in cui ha deciso di investire energie e fantasia. Del resto da quando è mamma è doppiamente ispirata, oltre che esausta.
Last update: 2015-12-16T09:00:23+00:00 by Sara Presenti